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Migliaia in corteo, pacifisti a Bagnoli “Stop the war”, ricordando Arrigoni

16 aprile 2011. In testa lo striscione “Restiamo umani”, slogan del volontario Vittorio Arrigoni assassinato a Gaza dai salafiti. Lancio di uova e sassi contro le banche. La manifestazione si è conclusa davanti alla sede Nato.
Sono partiti in cinquecento dalle strade di Fuorigrotta e sono arrivati in duemila alla base Nato di Bagnoli (Napoli) per dire no alla “guerra imperialista in Libia”. Alla manifestazione partecipano diverse associazioni, molti comitati e collettivi studenteschi provenienti da tutta la Campania e da altre regioni italiane e riuniti nell’assemblea napoletana contro la guerra.
Il corteo – aperto da uno striscione con la scritta “Restiamo umani”, in memoria di Vittorio Arrigoni – è seguito dalle forze dell’ordine ma si è svolto in maniera pacifica. Uova, fumogeni e qualche sasso sono stati scagliati contro la sede di una banca da un gruppo di manifestanti contro l’intervento militare in Libia. Altri hanno poi imbrattato i vetri della banca e le telecamere a circuito chiuso con bombolette spray.
La foto di Arrigoni campeggia su molti striscioni, sulle maglie dei manifestanti e perfino su un passeggino. Quando uno degli speakers cita il suo nome parte un lungo applauso. Una ragazza palestinese, nata a Nazareth e trasferitasi a Napoli sei anni fa, dedica a Vittorio una poesia in lingua palestinese. “Bacio la terra sotto i vostri piedi – recita un verso – e vi dedico la mia vita”.
Per le strade si incollano al muro manifesti a lutto con il nome di Arrigoni. Uno striscione, in testa al corteo, chiarisce il senso della manifestazione: “né con Gheddafi, né con la guerra, ma con ogni popolo sfruttato”.
Tanti i gruppi di studenti, le associazioni e le famiglie arrivate da Sicilia, Calabria, Puglia, Lazio, Emilia Romagna e Toscana. Una decina di lavoratrici di Palermo sono scese in piazza per dire no ad una guerra che, “nel segno di una finta umanità, sta causando la morte di migliaia di civili”. Gli studenti di tutta Italia ripropongono la loro antica battaglia: “niente spese militari e più soldi alla cultura”.
I Cobas campani aderiscono al corteo per esprimere il proprio dissenso nei confronti del “Governo delle guerre, della repressione e della disoccupazione”.
Forte la solidarietà, espressa dai manifestanti ai profughi nordafricani sbarcati in Italia e “rinchiusi nei centri di accoglienza come se fossero lager”. Mentre a Bologna sta per per partire un altro corteo per la pace nel mondo, i manifestanti raggiungono la base Nato. Sventolano le bandiere della pace e gridano più forte gli slogan contro “la politica, di destra e di sinistra, che, in egual maniera, ha sostenuto questa guerra e ha appoggiato le basi”.
“Siamo stanchi – dice una studentessa dell’Università Orientale – di questi interventi militari che scattano solo nei Paesi ricchi di materie prime. Siamo stanchi anche della repressione nei confronti dei profughi. Prima bastavano Gheddafi e Ben Alì per fermarli, ora serve la repressione degli eserciti europei”.
Fone: Comitato Pace e Disarmo Campania

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