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Pace come giustizia e salvaguardia del creato

 di Giuliana Martirani (Convegno di Leuca 2012)

Per un Modello di Sviluppo Integrale e Meridiano e per un Nuovo umanesimo

Così finisce che i poveri restano ognora poveri, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi.

Giova riconoscerlo: è il principio del liberalismo,

come regola degli scambi commerciali, che viene qui messo in causa.

La libertà degli scambi non è equa

se non subordinatamente alle esigenze della giustizia sociale.

La situazione presente deve essere affrontata coraggiosamente

e le ingiustizie che essa comporta combattute e vinte.

Paolo VI, Populorum Progressio

Che cosa può venire di buono da Nazareth?

L’operatore di pace deve anche tener presente che, presso porzioni crescenti dell’opinione pubblica, le ideologie del liberismo radicale e della tecnocrazia insinuano il convincimento che la crescita economica sia da conseguire anche a prezzo dell’erosione della funzione sociale dello Stato e delle reti di solidarietà della società civile, nonché dei diritti e dei doveri sociali. Ora, va considerato che questi diritti e doveri sono fondamentali per la piena realizzazione di altri, a cominciare da quelli civili e politici…

Da più parti viene riconosciuto che oggi è necessario un nuovo modello di sviluppo, come anche un nuovo sguardo sull’economia. Sia uno sviluppo integrale, solidale e sostenibile, sia il bene comune esigono una corretta scala di beni-valori, che è possibile strutturare avendo Dio come riferimento ultimo…

È poi fondamentale ed imprescindibile la strutturazione etica dei mercati monetari, finanziari e commerciali; essi vanno stabilizzati e maggiormente coordinati e controllati, in modo da non arrecare danno ai più poveri. La sollecitudine dei molteplici operatori di pace deve inoltre volgersi – con maggior risolutezza rispetto a quanto si è fatto sino ad oggi – a considerare la crisi alimentare, ben più grave di quella finanziaria.

Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la celebrazione della XLVI Giornata mondiale della Pace  1° Gennaio 2013, Beati Gli Operatori Di Pace 4, 5.

Il liberismo, già messo in discussione dalla Populorum Progressio e la revisione del nostro Modello di Sviluppo invocata dalla Caritas in Veritate possono essere i due pilastri per la revisione profonda e lungimirante sul bene comune lì invocata. A partire tuttavia dai nostri riferimenti spirituali e culturali che, lungo tutto l’antico e il nuovo testamento ripartono sempre, non dai primi, ma dai secondi della storia e della geografia.1

Ma come “trarre, perfino dalla crisi, un’occasione di discernimento e di un nuovo modello economico” proprio noi che non contiamo niente nello scacchiere economico? Che cosa può venire di buono dai paesi de Sud del mondo così caratterizzati da povertà, malattie, analfabetismo, emigrazione, guerre? Che cosa può venire di buono dal Mezzogiorno d’Italia con la sua storia infinita di rifiuti e rifiutati (clandestini)? Può venire, sì, “una nuova e approfondita riflessione sul senso dell’economia e dei suoi fini, nonché una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo, per correggerne le disfunzioni e le distorsioni”. (Caritas in veritate cap.2, 33)

Che cosa può venire di buono da Nazareth? Che cosa può venire di buono da Debrezeit, da Addis Abeba, dai villaggetti africani? Noi siamo venuti a dare, a portare! A noi c’è rimasta questa idea che i missionari, le missionarie sono quelli che vano a portare aiuti. Dovremmo dire ai missionari: “Quando tornate qui in Europa,riempite gli aerei, riempite le navi, portateci vi preghiamo, dei pacchi dono perché stiamo morendo non di fame, ma morendo di tutti questi grandi valori, mandateci pacchi dono di speranza, di fiducia, di solidarietà che qui si muore. E’ ancora più importante mettersi sulla pelle la camicia del povero, quella che il povero ti dona,mettersi sulla pelle il dono che ti fa un povero. Chi? Sarà la prostituta, sarà il malato di aids, sarà per noi il marocchino che viene a darci un dono che tu non sai indossare… E’ una cosa grande lasciarsi evangelizzare dai poveri, per portare il lieto annunzio ai poveri, che non sono stati abbandonati dal Signore. Se svuoto tutta la casa per darla ai poveri, questa è generosità, ma la carità più grande è quella di introdurre qualcosa, sia pure una piccola cosa da mettere come souvenir in mezzo a mobili stile impero. Il Signore un giorno ci rovisterà il guardaroba, così come fanno all’aeroporto per vedere non che cosa abbiamo esportato ma importato, che cosa abbiamo preso, ricevuto dagli altri, quali cose ci portiamo a casa. Don Tonino Bello

Oggi è tempo di rispondere con chiarezza e fermezza che può venire a livello politico la nonviolenza e a livello economico un Modello di Sviluppo Integrale e Meridiano! Nonostante le mafie, nonostante i rifiuti e i rifiutati (clandestini)! Nonostante il nostro essere ultimi a livello di nazioni, di gruppi e di persone.

In questo momento di grave esplosione della crisi finanziaria mondiale e dei suoi Modelli di Sviluppo, e di grave questione settentrionale in Italia con il crollo del suo Modello di Sviluppo economico e la mancanza di ‘crescita’ del Pil, e con le sue chiusure, la sua perdita di valori e di orientamento spirituale e culturale possiamo, anzi dobbiamo affermare, che da ‘Nazareth’, dai secondi e dagli ultimi della nostra storia e della nostra geografia, a cominciare dal Mezzogiorno d’Italia e dal Mediterraneo può venire una Mistica Meridiana per un Modello di Sviluppo Meridiano più umano.

Che cosa possono mai insegnarci persone, gruppi e culture “seconde” nella storia, e popoli “secondi” nella geografia? Cosa mai possono dirci di nuovo, da un punto di vista culturale, religioso, le immense masse dei popoli del Sud, oggi in visita o mal-sopportati residenti da noi (se riescono a prenderlo il permesso di soggiorno per starci!). Cosa mai possono dirci di nuovo da un punto di vista tecnologico e politico gli immigrati dai paesi del Nord Africa? O quel Mezzogiorno d’Italia con la sua ‘perenne’ questione meridionale ora che invece c’é una questione settentrionale con la voglia di secessione, la mancanza di figli, il mondo operaio scompaginato e in bilico e un’industria che non riesce a far ‘crescere’ il Paese e che é stretta dalla competitività mondiale?

Al massimo (si riafferma in una spocchiosa superiorità da Nord) si può andare a portar solidarietà, organizzazione sociale e politica perché escano dal medioevo in cui stanno. Si può, insomma, esportare un pò di democrazia e di…sviluppo!

Alla ricerca del meridiano perduto: con occhi e cuori di secondi

La ricerca del proprio posizionamento nei confronti di stessi e del mondo (quello vicino del prossimo, e quello lontano dei popoli) la si può fare, invece, solo con occhi e con cuore di ‘secondi’, uscendo, cioè, dal borioso complesso di superioritá di coloro che si sentono, o si credono, superiori agli altri per intelligenza, bravura, civiltá, oppure per sviluppo fama e soldi, oppure per meriti spirituali, cultura o altro. Solo se guardiamo noi stessi e gli altri, invece, con occhi e cuore di ‘secondi’ possiamo entrare in relazioni e comunicazioni veritiere, fondate, cioè, sulla verità di noi stessi e degli altri..

Il meridiano perduto, allora non é tanto né solo un Sud geografico rispetto al Nord (il Mezzogiorno d’Italia e i mille Sud del mondo, dall’Africa all’America Latina, all’Asia) perché anche lí si possono trovare le tante sindromi di Caino e i complessi di superioritá espliciti o latenti nella borghesia indifferente e ricca, nei poteri politici, economici, militari e spesso anche tra impoveriti che solo desiderano uscire dalla loro ‘seconditá maledetta’ e subíta, (imposta dal sistema economico, culturale e politico) una seconditá non scelta, per diventare ‘primi’ anch’essi. Anche se lì si possono ancora trovare, nelle identitá culturali del popolo, tanti elementi ‘meridiani’ già perduti nei nostri omologanti dibattiti culturali e politici, che alla fine non riescono a dire più nulla. L’essere secondi, che caratterizza il ‘meridiano perduto’, è la secondità scelta di chi vede con gli occhi e il cuore dei ‘secondi’.

Per ritrovare il ‘Meridiano perduto’ allora bisogna riposizionarsi ‘con occhi e cuore di secondi’ non credendosi un padreterno che sa tutto, che ha le soluzioni per tutto, che pensa di potere tutto (sentendosi, quindi, onnipotente) e sfidando Dio. Si deve trovare la propria dimensione ‘minuscola nel Creato’ (l’uomo non si vede neanche dalla navicella spaziale, dove invece si vedono gli oceani e gli atomi in movimento delle nubi).

Il nostro passato (memoria) sia come famiglia/comunità/gruppo, che come città/regione/ nazione/mondo è garantito da un’attestata storia di fede.

Rievocando gli antenati del piccolo libretto biblico di Tobia, possiamo vedere che nonostante la sua storia sacra attestata da tutti i suoi antenati che con i loro nomi teoforici (Tobi-el, Anani-el, Asi-el, Adu-el, Gaba-el) indicano una storia di esperienza di Dio (buono, misericordioso, provvidente, rallegrante, potente), Tobi (il cui nome significa ‘io sono buono’) entra in un complesso di spocchiosa superiorità credendosi lui stesso “il buono”, come il suo nome evoca. E così diventa cieco, incapace di leggere il futuro e quindi di avere speranza, come lo è oggi il Nord del mondo /il Nord mediterraneo, il Nord Italia. Aprire gli occhi forse può significare rileggere la storia(memoria) delle nostre comunità/città/regioni/nazioni e individuare i segni del futuro e della speranza (utopia) nelle implicazioni che essi hanno a livello spirituale, culturale, politico ed economico, rileggendovi il sogno di Giustizia e di Pace di Dio.2

A partire dai personaggi caratterizzanti la memoria (gli antenati Tobiel, Ananiel, Asiel, Aduel, Gabael) e i personaggi caratterizzanti il futuro e la speranza (Rafael e Tobia, che guariscono la cecità di Tobi) è possibile ipotizzare, come dei moderni Viandanti che nel cammino peregrinante ricercano sulle Beatitudini il loro cammino di vita, un Cammino in 8 tappe che ricolleghi la memoria all’utopia per la ricerca di nuove vie nella cultura, nella politica, nell’economia, come nelle relazioni territoriali e relazionali.

Le beatitudini, proclamate da Gesù (cfr Mt 5,3-12 e Lc 6,20-23), sono promesse. Nella tradizione biblica, infatti, quello della beatitudine è un genere letterario che porta sempre con sé una buona notizia, ossia un vangelo, che culmina in una promessa. Quindi, le beatitudini non sono solo raccomandazioni morali, la cui osservanza prevede a tempo debito – tempo situato di solito nell’altra vita – una ricompensa, ossia una situazione di futura felicità. Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la celebrazione della XLVI Giornata mondiale della Pace  1° Gennaio 2013, Beati Gli Operatori Di Pace, 2.

Il cammino delle Beatitudini concrete3

  1. Tobiel (Dio è il mio bene): il Dio che mi ama e che io amo.

Il cammino del posizionamento temporale e spaziale: La via dell’orizzonte spaziale e temporale. BEATI I POVERI

  1. Gabael (Dio è alto): l’unico capo, re, padrino, imperatore

Il cammino delle relazioni familiari e comunitarie: La via della mediazione. BEATI GLI AFFLITTI

  1. Ananiel (La misericordia di Dio): il Dio della Riconciliazione

Il cammino della scienza della cultura e dell’educazione: La via dell’umiltà. BEATI I PURI

  1. Aduel (Dio rallegra): il Dio della gioia

Il cammino dell’economia: La via della sobrietà. BEATI I GIUSTI

  1. Asiel (Dio distribuisce): il Dio della Provvidenza

Il cammino della legalità: La via della resistenza. BEATI I MISERICORDIOSI

  1. Rafael (Dio guarisce): il Dio della guarigione

Il cammino politico: La via della mitezza. BEATI I MITI

  1. Tobia (Dio è buono): il Dio che dà futuro.
  2. Gabriel (Dio mi è clemente): il Dio della misericordia e del perdono

Il cammino delle relazioni Nord/ Sud d’Italia e del mondo: La via meridiana. BEATI I PERSEGUITATI

Un cammino delle 8 felicità che aiuti a perdere la sindrome di Caino che, essendo il primogenito, pensa che questo sia il merito speciale perché i suoi doni siano preferiti da Dio e invece Dio gli preferisce Abele, il ‘secondo’! Che aiuti a perdere il complesso di superiorità di Tobi che pagando tutte le decime e facendo le sue opere pie si sente a posto con Dio e con l’umanità e si sente lui il buono, giusto. Come oggi noi ci sentiamo i civili, gli sviluppati, insomma i Grandi 8. E invece Tobi perde la vista (e i primi della storia e della geografia perdono il futuro e la speranza) e con essa senso della vita, cammino e profezia, perché pensa di essere lui il ‘perfettino’ (Tobi = ‘come sono buono’) dimenticando quanto gli avevano trasmesso le sue radici, la sua memoria, i suoi antenati ma anche la sua stessa discendenza, il figlio Tobia, e cioè che tutto è stato elargito dalla bontà di Dio, come evoca il nome di Tobia (Tobia= Jahvè è buono). Coniugare la memoria della famiglia di Tobia con i suoi progetti futuri, con la sua utopia, può essere la chiave affinché si possa passare da una politica della competizione ad un modello di cooperazione4. Ricondandoci che: Dio è il mio bene, è alto, e misericordioso, dà gioia, provvidenza, guarisce (Tobiel, Gabael, Ananiel, Aduel, Asiel, Rafael) finalmente riconoscendo che è Dio che è buono. ritorniamo alla speranza e al futuro, a Tobia.

Per uscire dall’attuale crisi finanziaria ed economica – che ha per effetto una crescita delle disuguaglianze – sono necessarie persone, gruppi, istituzioni che promuovano la vita favorendo la creatività umana per trarre, perfino dalla crisi, un’occasione di discernimento e di un nuovo modello economico. Quello prevalso negli ultimi decenni postulava la ricerca della massimizzazione del profitto e del consumo, in un’ottica individualistica ed egoistica, intesa a valutare le persone solo per la loro capacità di rispondere alle esigenze della competitività. In un’altra prospettiva, invece, il vero e duraturo successo lo si ottiene con il dono di sé, delle proprie capacità intellettuali, della propria intraprendenza, poiché lo sviluppo economico vivibile, cioè autenticamente umano, ha bisogno del principio di gratuità come espressione di fraternità e della logica del dono… Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la celebrazione della XLVI Giornata mondiale della Pace  1° Gennaio 2013, Beati Gli Operatori Di Pace, 5.

 

Tutti secondi perché l’unico primo è solo Dio

E’ necessario passare ad un nuovo modello di futuro per liberare l’umanità dalla morte. Ma per realizzare tale primo e urgente obiettivo dobbiamo intraprendere, a livello internazionale, una via politica nuova, nonviolenta, la via meridiana della vita che innanzitutto preservi e ‘salvi’ gli immediati suoi interlocutori i secondi della storia e della geografia… i poveri e gli afflitti, destinatari privilegiati della giustizia e della misericordia di Dio e della nostra purezza e nonviolenza. E non più solo in pari opportunità con gli uomini e con gli adulti! No! Quanto di esseri umani, in pari opportunità con tutti i secondi della storia e della geografia: uguaglianza di genere umano, il genere di ‘Figli di Dio’, tutti secondi perché l’unico primo è solo Dio perché è il Padre! E così diventiamo davvero Figli di Dio perché costruttori di Pace!

Ma tutti i Sud e cioè i ‘secondi’ della storia (impoveriti, emarginati, giovani, donne, disabili…) e della geografia (i paesi del Sud del mondo) devono imparare a ‘vedersi da sud’ e a recuperare il loro sogno meridiano, e, come diceva Tonino Bello deve imparare a ‘rompere gli ormeggi”.

Perché rompere gli ormeggi evoca un movimento molto simile a quello del distacco, del viaggio, insomma dell’esodo. Dalla terra della soggezione e della dipendenza a quella dell’autonomia e della “creatività”. Pensarsi in grado di generare futuro, di tracciare con le proprie gambe una strada inedita e originale. Rielaborare con audacia la propria storia e la propria identità senza dissimularle sotto altre spoglie. Osservare il mondo a partire dal proprio punto di osservazione e non immaginando di essere altrove. Un Sud dalla schiena dritta e non curva, con la testa in avanti e non rivolta all’indietro. Che abbia, insomma la forza di osare di più. La capacità di inventarsi. La gioia di prendere il largo. Il fremito di speranze nuove, il bisogno di sicurezze li ha inchiodati a un mondo vecchio, che si dissolve. Che sappia ancora avere la volontà decisa di rompere gli ormeggi. Per liberarsi da soggezioni antiche e nuove. La libertà è sempre una lacerazione! Non è dignitoso che, a furia di inchinarsi, si spezzino la schiena per chiedere un lavoro ‘sicuro’. Non è giusto attendersi dall’alto le ‘certezze’ del ventisette del mese. Un Sud che sappia ritrovare, e soprattutto i giovani, una creatività più fresca, una fantasia più liberante, e la gioia turbinosa dell’iniziativa che li ponga al riparo da ogni prostituzione. Tonino Bello

En marche les humiliés du souffle, oui le Royaume des cieux est à eux.

In piedi quelli che non ce la fanno più!”

Mt 5,3, La Bible de Chouraqui

Alzarsi in piedi: l’empowerment delle Beatitudini

La povertà, con una visione riduttiva, viene spesso rappresentata o intesa solo come scarsità di reddito. Si tratta, invece, di comprendere, con occhi e con cuore di Sud, che la povertà è una condizione di continuata o cronica deprivazione di risorse, capacità, scelte, sicurezze e potere, indispensabili a vivere in condizioni dignitose e al godimento dei diritti umani fondamentali. Ecco perché è fondamentale, come primo atto, l’empowerment, la riappropriazione di potere, degli impoveriti, alzarsi in piedi, perché andare, camminare, come un tempo le folle con Gesù sul Monte delle Beatitudini, è icona del vivere.

Non a caso Paolo VI insegnava che

«ogni lavoratore è un creatore» Caritas in veritate, 41.

Lavorare per concreare, facendo comunione

Tra i diritti e i doveri sociali oggi maggiormente minacciati vi è il diritto al lavoro. Ciò è dovuto al fatto che sempre più il lavoro e il giusto riconoscimento dello statuto giuridico dei lavoratori non vengono adeguatamente valorizzati, perché lo sviluppo economico dipenderebbe soprattutto dalla piena libertà dei mercati. Il lavoro viene considerato così una variabile dipendente dei meccanismi economici e finanziari. A tale proposito, ribadisco che la dignità dell’uomo, nonché le ragioni economiche, sociali e politiche, esigono che si continui a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti. Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la celebrazione della XLVI Giornata mondiale della Pace  1° Gennaio 2013, Beati Gli Operatori Di Pace 4, 5.

Le parole: Lavoro=Travaglio (siciliano) Travail (francese) Trabajo (spagnolo) Trabalho (portoghese)… come il travaglio della donna che partorisce la creatura nuova: ad Adamo ed Eva è data una consegna: il travaglio delle creature umane (Eva), il travaglio nella trasformazione della natura (Adamo, la gestione del Giardino di Eden: acqua terra aria fuoco). Acqua terra aria fuoco (l’albero della vita e i beni comuni, common goods) comportano la comunione dei beni comuni. Nel Giardino di Eden c’è il serpente, che è un animale a sangue freddo e che uccide i suoi figli (nega futuro) perché non li riconosce come figli suoi. Dai rettili discendono dinosauri e uccelli. Gli uccelli sono a sangue caldo: e allora come esseri umani e nell’economia siamo destinati a restare a sangue freddo (serpenti, ‘esistere’ solamente) o a diventare ‘colombe’ e trasformare noi e l’economia in persone e attività a sangue caldo (“esseri”)?

La visione del creato: L’Universo è finito (Aristotele) o è infinito (Koiré)? Se è infinito allora la creazione non è terminata ma dobbiamo terminarla noi esseri umani. Con-creare o con-distruggere? Innanzitutto il libero arbitrio è la decisione di scegliere la via della vita o la via della morte (Due sono le vie…), Poi:

Gli ingredienti per ultimare la creazione sono dati dalla natura (acqua terra aria fuoco e le creature viventi in essi) (L’albero della vita, ovvero i beni comuni, common goods).

Lo strumento con cui la terminiamo la Creazione (e cioè il creato in azione) è il lavoro, ed è l’unico strumento che abbiamo per terminarla (L’Albero della conoscenza), unificando abilità professionali e talenti spirituali spesso, in noi, separati tra di loro.

Le modalità con cui ci è stato indicato di poterlo fare in modo efficace e felice per tutti (la feli-città ovvero la felicità dei gruppi umani e non solo la felicità personale) sono date dai suggerimenti di cose da non fare (i 10 comandamenti) e di cose da fare (Le Beatitudini). Beati i poveri del mondo se saremo poveri (sobri), affamati di giustizia, misericordiosi, puri e nonviolenti, cioè prenderemo a cuore (giustizia) e ci prenderemo cura (carità) degli ultimi, gli svantaggiati, gli impoveriti (persone, gruppi e popoli).

L’obiettivo da raggiungere è la comunione dei beni comuni della terra in un rapporto di relazionalità felice (Regno di Giustizia di Pace).

La verifica del nostro posizionamento nei confronti del lavoro: perché un altro mondo è possibile solo attraverso un altro modo è possibile.

E l’attuale situazione di degrado ambientale, guerra, ingiustizia planetaria, son poca cosa rispetto alla futura armonia di giustizia e di pace. Perché il creato intero e tutto il cosmo attende con impazienza di esprimersi e di essere aiutato dall’uomo per conoscere finalmente il proprio nome e la propria vocazione e scoprirsi così finalmente fratelli e sorelle dell’uomo e figli di Dio.

Ora, infatti, la creazione è stata sottomessa a caducità e morte, non per sua decisione ma per colpa dell’uomo e perciò nutre la speranza di essere liberata da morte e corruzione per scoprirsi di nuovo figlia di Dio anch’essa. Tutta la creazione, infatti, soffre come nelle doglie del parto per venire alla luce anch’essa come figlia di Dio: l’acqua e la terra come sorelle nostre e figlie sue, il fuoco e il vento come fratelli nostri e figli suoi. “(Rom.8)5

 

Con-creare con nuovi stili di lavoro

E’ bene ricominciare a riflettere sul concetto di lavoro riprendendo il termine stesso di ‘lavoro’ come travaglio’, come ‘parto’ e quindi atto del creare creature nuove, meglio espresso più che nella radice italiana, in quella francese (travail), spagnola (trabajo) portoghese (trabalho), ma anche siciliana, (dove si usa più quello simile alle citate lingue:‘travaglio’).

Forse si tratta di ripensare il lavoro non più e non solo in termini di tempo-lavoro/salario come è stato fatto nell’ultimo secolo.

E’ ora di ripensare a nuovi stili di lavoro altrimenti gli auspicati nuovi stili di vita non potranno realizzarsi., perché ‘un altro modo di lavorare è possibile’, purchè lo vogliamo e lo facciamo innervare da una cultura cristiana, per noi credenti, e da una cultura umana, per coloro che non lo sono.6

Si tratta di rivedere il lavoro in termini di un nuovo concetto che meglio esprima il travaglio dell’uomo per ultimare la creazione, così ben iniziata da Dio, che la fece come cosa buona e quindi nel ‘giusto equilibrio’: la giusta temperatura, il giusto livello di ossigeno, la giusta distanza tra terra sole e luna, i giusti cicli naturali…

  • Lavoro come travaglio, parto dell’uomo per elaborare nuove modalità fondate sul concetto di con-creazione con Dio e non con-distruzione con le scomposte forze di male.

  • Lavoro come travaglio insieme a non credenti, fondato sul Decalogo e quindi su un darsi regole comuni, un ‘non fare’ cose contro il bene comune, quindi eticamente e politicamente corretto, e che diventi modalità con cui ri-creare una nuova politica in assessorati regionali e ministeri nazionali, e riscrivere insieme un nuovo Manifesto dei doveri della politica e dei diritti dei cittadini d’Italia e del mondo.

  • Lavoro come travaglio insieme ai credenti, fondato sulle Beatitudini e quindi su un fare’ a favore del bene comune amorevolmente corretto e in modo diverso dalle concezioni mondane, dove non abbiano posto categorie come successo, soldi, e sfida, e competitività così penetranti nel mondo del lavoro (dove diventano modalità come il mobbing o il disimpegno ‘scansafatiche’) e miranti ad una felicità solo personale e al massimo del proprio nucleo familiare. Ma trovino invece realizzazione e concretezza le categorie delle Beatitudini: sobrietà economica, umiltà culturale, nonviolenza politica, fondate ad un tempo sulla felicità e beatitudine personale e comune.

  • Lavoro come travaglio, parto dell’uomo insieme alle creature del creato a cui l’uomo col suo lavoro ‘dà un nome’, mettendole ‘alla luce’ così come si fa con una creatura, e dando loro la vita sognata dal Creatore.

  • Tempo lavoro non più fondato sull’obiettivo dell’acquisto e acquisizione di nuovi beni materiali, verso una ‘crescita’ illimitata, e sul mito del Prodotto Interno Lordo costi quel che costi e per il quale PIL un lavoro armato è meglio ed anche più pagato (perché più produttivo, ma certo non creativo!) del lavoro di un insegnante o di un assistente sociale.

  • Tempo lavoro fondato sulla liberazione della vocazione della natura e sulla realizzazione dei beni comuni (fuoco/energia, così come acqua, terra, aria con tutte le creature in esse contenute) come beni comuni diritti di tutti e non beni economici, cui abbiano accesso tutti gli esseri umani, a livello locale e a livello globale.

  • Tempo lavoro misurato e commisurato al tempo-relazioni e fondato, quindi, sui beni immateriali quali la famiglia, gli affetti, l’amicizia, le relazioni vicinali…7

 

 

 

Una ‘Mistica Meridiana’ per uno sviluppo integrale

Livello personale8

DA A

1.Complesso di superiorità Smorzare le superiorità (orgoglio)
2. Complesso di inferiorità Secondità in piedi e regalità (empowerment)
3. Apparenza Sostanza (seme e nocciolo)
4. Lo squilibrio dei sensi Riscoprire la saggezza del corpo
5. Alienazione personale Unità di talenti spirituali e abilità personali
6. Visione razionalistica e scientista Visione spirituale (mistica meridiana)
7. Solitudine esistenziale Accompagnamento, tutorship (Maestro)
8. Mancanza di speranza e di futuro Trasmettere sogni, desideri (Utopia del Regno)
9. La mancanza di riferimenti L’esempio personale (Testimonianza)
10.Disumanizzazione Tirar fuori, e-ducere l’umanità sopita(umana unità)

Livello sociale

DA A

 

Identità escludenti Identità plurime e interculturali (Plural plurality)
Lavoro occupazione Trasformazione creativa (Travaglio e con-creazione)
Alienazione personale Unità talenti spirituali e abilità personali (Con-creare con Dio)
Alienazione di gruppo e rivendicazioni identitarie Bellezza della diversità (Convivialità delle differenze)
Competitività sociale Comunione economico sociale (Fascino dell’unità, Coop-etition)
Frammentazione Conoscenza e alleanza per meditare (La forza dell’intelligenza)
Diffidenza e sicurezza Fiducia assoluta nella gente (Fede – Fid-ucia)
L’intimità bipolare L’intimità sociale (Comune-unità)
La disunione familiare e sociale La conversazione per la coesione (La trasformazione dei conflitti)
Tempo tiranno e kronos Conoscere e ri-equilibrare i tempi (Kairos “Ora è il tempo” )
L’economia sterminata del cow boy Logica del mercato L’economia essenziale dell’astronauta (Logica del Creato)
Deregolamentazione e sregolatezza Le regole per la condivisione (Comune-unità per la Comune-unione)
Razionalità (ingegnere/ industriale/ imprenditore) Ragionevole (Ingegnoso/ industrioso/ intraprendente)
Scoop nelle informazioni Essenzialità delle notizie e verità (La forza della verità)
Necrofilia Biofilia (L’amore per la vita)

Per uno Sviluppo Integrale e ‘Meridiano’9

Benessere

Dallo stile americano Dallo stile europeo Allo stile meridiano
Dare importanza a ciò che si possiede Godersi la vita Che tutti abbiano vita e in abbondanza
L’uomo che si è fatto da solo I campanili e l’orgoglio comunale La convivialità delle differenze
Convinzione di essere popolo eletto Convinzione di essere popoli che si sono combattuti Tutta l’umanità è popolo eletto
Essere produttivi AGIRE Riflettere, teorizzare VEDERE Vedere giudicare agire
La felicità personale attraverso l’agire La felicità personale attraverso il pensare La felicità personale attraverso

il comunicareLa felicità personale attraverso il successo materialeLa felicità personale nelle relazioni sociali e familiariLa felicità personale attraverso le relazioni familiari, comunitarie e umaneForte autonomia individuale verso obiettivi personaliInterconnessioni sociali e familiari per obiettivi di gruppo Interconnessioni locali e globali per obiettivi di giustizia e pace

 

Spazio e tempo

Dallo stile americano Dallo stile europeo Allo stile meridiano
Spazi ampi ed esclusivi (casa monofamiliare)

Quartieri residenziali

Distanza casa lavoroSpazi condivisi (condominio)

Centro storico

Vicinanza casa lavoroCondomini solidali

Villaggio, comunità, quartiere

Lavoro comunitarioLocalizzazioniLuoghiLuoghi condivisiTempo cronometro

prestazioni ed efficienza (taylorismo)

Tempo dell’agendaTempo dell’orologio municipale con successione di tempi individuali familiari e comuniTempi della natura (calendario)

Tempi della festaTempo libero programmatoFeste patronaliTempo Kairos (ora è la salvezza)Tempo lineareTempo ciclicoTempo cosmico (liturgizzato)

Lavoro e produzione

Dallo stile americano Dallo stile europeo Allo stile meridiano
Mobilità lavorativa Radicamento lavorativo Unità di talenti spirituali e abilità professionali
Efficienza del lavoro e regole

AssicurazioniEtica del lavoro e

Welfare nazionaliGusto del lavoro e del prodotto

Etica e welfare mondialeMansioniFunzioniCreativitàPrezzo di mercatoPrezzo giustoPrezzo equo e solidale

Relazioni

Dallo stile americano Dallo stile europeo Allo stile meridiano
Relazioni regolate da contratti Relazioni regolate da patti sociali e familiari Relazioni regolate dalla lealtà e dalla fedeltà
Utilitarismo nelle relazioni Ethos consuetudinario nelle relazioni Sacralità del prossimo e dello straniero
Coscienza individuale Coscienza storica Personalismo e universalismo
Valori materiali Ideali storici e collettivi Valori spirituali, personali, familiari, comunitari
Utilitarismo e pragmatismo Ideologie Valori/ Ideali
Riduzionismo scientifico

Razionalità fideisticaFede e Laicismo

Fede e ragione (Gerusalemme ed Atene)Capacità di produrreCapacità di relazionarsiCapacità di generare

 

Grandi cose ha fatto il Signore per noi: ha fatto germogliare i fiori tra le rocce!.

Ecco, adventus è questo germogliare dei fiori carichi di rugiada

tra le rocce del deserto battute dal sole meridiano.

Don Tonino Bello

1Abele il secondogenito, Giacobbe il secondo gemello, Giuseppe il figlio più piccolo, Davide il figlio più piccolo, Gesù il bambino. Martirani G., Il Drago e l’Agnello. Dal mercato globale alla giustizia universale, Paoline, 2002 (3), p.76

2Martirani G., La danza della pace. Dalla competizione alla cooperazione, Paoline, 2004 p.140

3Martirani G., VIAndante Maestoso. La via della bellezza, Paoline, 2006

4Martirani G., La danza della pace. Dalla competizione alla cooperazione, cit.

5 Martirani G., Il Drago e l’’Agnello. Dal mercato globale alla giustizia universale. Paoline, 2001

6 Martirani G. La civiltà della tenerezza. Nuovi stili di vita per i terzo millennio, Paoline, 2004

7 Martirani G., VIAndante maestoso. La via della bellezza, Paoline, 2006

8Martirani G., Sud e Nord (d’Italia, d’Europa e del mondo). Verso uno sviluppo integrale e meridiano. Istituto S.Pio V, Roma, 2013

9Martirani G., Viandante Maestoso. La via della bellezza, Paoline, 2006.

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