In piedi, costruttori di pace

Giovanni Giudici, presidente di Pax Christi

(dal Convegno di Leuca 2012)

Tonino Bello maestro della nonviolenza per una Chiesa della tenerezza

Saluto ai partecipanti. Alcuni saluti speciali. Mons Bettazzi.

Il senso del nostro ritrovarci:

  • Momento di incontro del Movimento. Tappa caratteristica legata alla giornata della Pace.

  • La memoria di don Tonino che offre il tema al Convegno.

Il suo messaggio ha superato i venti anni dalla sua morte, e questo fatto viene provato da molti fatti convergenti e tutti legati alla preziosa testimonianza personale che egli ha saputo rendere.

Parlo della testimonianza dei gesti che egli ha compiuto, quelli che racconta la sua biografia, e che ci propongono una persona umanamente ricca e anche sostenuta dalla grazia della fede. Il ragazzo di Alessano, il seminarista, il prete, l’educatore, poi il vescovo e il testimone sulla scena nazionale e internazionale.

Ma occorrere ricordare la sua testimonianza anche nel suo stile e nei suoi contenuti. Mi riferisco a quella sintesi che egli ha saputo vivere tenendo assieme, in ogni istanza che egli promuoveva e viveva, il coraggio della novità e la capacità dell’ascolto e del dialogo; la forza di convinzioni e di comportamenti che erano innovativi rispetto alla prassi a lui contemporanea, e che risultavano anche dirompenti rispetto al sentire comune con la pazienza della attesa. (La squadra di pallavolo, lo stile da rettore del Seminario minore, la capacità di iniziativa per ciò che riguarda l’impegno per la pace, la presenza sui luoghi del conflitto armato, l’accoglienza di poveri, emarginati, migranti).

Per questo il sottotitolo del Convegno suona così: “per una Chiesa della tenerezza”.

Per comprendere meglio questo tema, occorre fare un attimo di sosta, e considerare che la violenza, con tutti i suoi tristi compagni e le sue avvisaglie, è presente alla sua origine fattuale e storica nella persona umana, si sviluppa per contatto con le situazioni della società, diviene condizione di esistenza di popolazioni, suscita vere e proprie condizioni di ingiustizia, si organizza in strutture e in complessi organismi produttivi ed economici che non solo producono violenza, ma che sanno integrassi é quasi mascherarsi nelle condizioni normali del vivere sociale.

La pace dunque è situazione che si oppone a questa complessa e variegata condizione di male; non si tratta di contrapporre soltanto alcune azioni ad altre azioni; vi può certo essere comunque la necessità di singole attività in favore della pace. Ma occorre prendere coscienza che la posta in gioco quando, si tratta di violenza e non violenza, di pace e di condizioni di guerra, è nientemeno che il fatto della redenzione dell’uomo; stiamo insomma toccando il tema della salvezza. Come recita il salmo proposto oggi alla preghiera nell’Ora della Lettura:

Il Signore degli eserciti è con noi, *

nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.

Venite, vedete le opere del Signore, *

egli ha fatto portenti sulla terra.

Farà cessare le guerre sino ai confini della terra, †

romperà gli archi e spezzerà le lance, *

brucerà con il fuoco gli scudi.

Per noi credenti dunque l’opposizione a ciò che costruisce, origina, dà spazio alla violenza, ha a che fare con l’opera di Dio. E anche l’agire nei singoli ambiti nei quali abbiamo la possibilità di contrastare ingiustizia, pregiudizi, carenza di diritti personali e sociali, ci richiama alla necessità di operare con la profonda consapevolezza di non essere da soli, quasi impegnati a nome nostro. Piuttosto noi ci poniamo in continuità con la novità introdotta da Cristo nel mondo, con la redenzione

Sappiamo che consiste non nel rispondere alla violenza con la violenza, non di operare per la giustizia con un passaggio per quanto breve attraverso l’ingiustizia, ma di portare nella propria vita gli effetti della violenza, del l’ingiustizia, della divisione, per iniziare finalmente un mondo nuovo, costruito nella persuasione che garante del rapporto tra me e mio fratello è il Signore, conosciuto come creatore -e siamo fratelli-, conosciuto come Redentore, e siamo disponibili a donare qualche cosa di noi stessi.

Questo atteggiamento del Signore è l’eredità che portano con sè i discepoli.

Come potremo sottrarci all’abbraccio mortale del male, quando si manifesta nella violenza, nell’ingiustizia e nella guerra? come potrà la persona essere capace di ridurre la forza profetica della novità di Cristo, evitando di rispondere violenza a violenza e non facendosi catturare dalla metodologia disumanizzante del ‘mondo’?

In questa prospettiva usiamo il termine “tenerezza” che appare nel sottotitolo.

Una comunità cristiana che combatte il male con il bene -ricordate s. Paolo-, è una Chiesa della tenerezza. E se vogliamo collocare nella storia di don Tonino questo stile di opposizione al male con il bene, facciamo riferimento alla campagna(!) da lui condotta contro la militarizzazione della Puglia. Si trattava, a suo avviso, di lasciare che questa terra fosse il territorio degli ulivi e delle messi.

Il suo cammino verso Sarajevo è condotto in nome delle ragioni della vita, e della giusta ripartizione dei beni, dell’esistenza buona degli esseri umani.

Possiamo dunque domandarci, in questo Convegno, che cosa ci insegna il metodo di lotta per la pace di Don Tonino, e che cosa significa oggi vivere e costruire una Chiesa della tenerezza.

Buon lavoro.

Per concludere

Sospesi tra ricordo e futuro, tra gratitudine e speranza, nostalgia e scelte di mete da perseguite, sapendo che andiamo incontro al futuro. È il passato ad essere diverso. Questo ci sprona a domandarci come parlare di pace oggi, nelle circostanze che sono mutate.

Che cosa portiamo con noi, che siamo qui riuniti. Ma anche tutti coloro che leggono, citano, fanno riferimento a Don Tonino.

1. Significativo l’invito ad approfondire il pensiero di don Tonino, e di propositi di attualizzarlo nell’oggi. Tanto più che oggi ci prepariamo ad un Congresso di elezioni e di progettazione.

2. Ci sono state date ragioni di stimolo e di richiamo. Alcune parole chiave che don Tonino ci ha lasciato, e che ci aiutano a ritrovare qualche cosa di lui per il nostro presente: alziamoci…, andiamo….; esodo dal presente per un futuro nuovo.

3. riconosciamo una continuità. Un legame e un reciproco arricchimento tra don Tonino e il movimento di PX. E giustamente ci è stato ricordato il fatto che abbiamo dei doveri di riconoscenza nei suoi confronti, per ciò che ci ha dato, per il messaggio che don Tonino ha saputo offrire alla Chiesa e alla società.

Che cosa fare per dare continuità al pensiero di don Tonino:

  • Continuare alcuni aspetti della ricerca della pace che erano presenti nella storia di don Tonino. Più coraggio nelle prese di posizione a riguardo dei temi della pace, salvaguardia del creato, giustizia.

  • Una figura di credente che ‘sta sulla frontiera’, cioè capace di dire parole così umane da essere riconosciuto anche da chi non crede.

  • In quale mondo siamo entrando? Disporsi con curiosità, e con desiderio di capire e di incidere. La speranza si apre a un futuro. Importante anche il suo ultimo discorso nel Giovedì Santo che precede la sua morte. “Siamo ad un nuovo inizio…”. Qual’è il nostro modo di stare di fronte al futuro che si intravvede, secondo la descrizione che ci ha fornito Beccegato.

  • Fondare bene una teologia della pace e una spiritualità della pace.

  • Ricerca della concretezza dei volti. Quindi necessità di conoscere le situazioni umane, e misurare sui ‘volti’ i nostri impegni. Amicizia come punto di riferimento per operare e crescere insieme. Ascoltando e imparando dagli altri.

  • Respirare il Concilio, e farlo respirare agli altri.

  • I poveri come portatori di uno stimolo per tutta la società. Importante agire perché la dimensione della società tenga conto della dimensione dei più poveri e degli ultimi.

IL TEMA DI QUESTA 45° GIORNATA MONDIALE DELLA PACE E’ EDUCARE I GIOVANI ALLA GIUSTIZIA E ALLA PACE. IL PAPA SCEGLIENDO QUESTO TEMA COSA VUOLE SUGGERIRE AL MONDO DI OGGI?

Uno degli aspetti più carenti oggi è il “principio speranza”, inteso come lo slancio della persona verso il futuro. Sono le attese e i sogni che noi coltiviamo per il nostro domani. Ora, questo atteggiamento è presente specialmente nella giovinezza di un popolo, come sappiamo, o delle persone. Il Papa facendo volgere la nostra attenzione ai giovani, in sostanza ci dice: “Abbiate la voglia, lo spirito della attesa, siate persone che sanno desiderare. Come sanno fare i giovani.

– MA IN CHE MODO ASCOLTARE E VALORIZZARE LE ISTANZE DEI GIOVANI PER OTTENERE UN FUTURO DI GIUSTIZIA E PACE, COME CHIEDE IL PAPA?

Un giovane è istintivamente portato ad aver fiducia nell’avvenire e sviluppare fiducia nei confronti degli altri. Ne va della sua crescita e della possibilità di raggiungere le mete che ha sognato. Ecco dunque che il Papa richiama quanto è importante ” vivere con benevolenza”, superando la semplice ‘tolleranza’, sviluppare la ‘pedagogia del perdono’, e giungere al l’atteggiamento di cui Gesù è testimone e maestro, che è la disponibilità al dono di sè. Siamo anche invitati, dal messaggio, a porre fortemente in evidenza nella nostra società il tema del lavoro per i giovani. Comprendiamo bene che esso ê garanzia di una spinta o esigenza verso la cultura, la fecondità nella e della famiglia.

-IL PAPA IN QUESTO MESSAGGIO INDICA LA FAMIGLIA COME UNO DEI LUOGHI PRINCIPALI DOVE SI COSTRUISCONO PACE E GIUSTIZIA. EPPURE IN QUESTI ANNI LA FAMIGLIA E’ SEMPRE PIU’ SOTTO ATTACCO…

Nel messaggio leggiamo l’invito a promuovere, in quanto credenti e come cittadini, il principio della struttura naturale del matrimonio. Essa è minata dall’atteggiamento di egoismo che pervade in qualche misura tutti gli atteggiamenti degli uomini e delle donne contemporanei, segnati da una sorta di dogma velenoso che trova espressione nella subdola e falsificante esigenza di realizzare se stessi “in solitario” quasi a prescindere dall’altro o dagli altri. Questa falsa idea tocca ogni comportamento umano, ma si manifesta nella sua capacità distruttiva particolarmente nel matrimonio! In realtà senza il rapporto con l’altro per la persona umana non vi è maturità nè gioia nè pace. È dunque indispensabile insegnare e ricordare, testimoniare e sostenere, per il matrimonio ad esempio, che solo una relazione permanente, fedele è ricca di esperienze di gioia, è pienamente gratificante, ci matura ed è feconda, insomma è capace di far vivere la persona e far fiorire la società.

-NEL SUO MESSAGGIO BENEDETTO XVI CITA COME ATTORI PRINCIPALI PER LA COSTRUZIONE DI PACE E GIUSTIZIA I RESPONSABILI POLITICI ED I MEDIA, SOGGETTI CHE TALVOLTA SI SONO ADOPERATI PER OTTENERE IL CONTRARIO. IN CHE MODO, ALLORA, QUESTI STESSI SOGGETTI POSSONO TORNARE AD ESSERE UTILI PER RAGGIUNGERE QUESTI OBIETTIVI COSI’ ALTI E NOBILI?

In una società come la nostra, democratica, culturalmente pluralista, tecnologicamente avanzata, il cambiamento è attuabile – e quindi l’autorità indiscussa dei media può essere controllata e la distanza della politica dalla gente può essere superata- solo a partire da una più decisa presa di coscienza e di responsabilità della gente. È questa dunque la via: far sì che le persone sempre di più imparino ad “accendere e spegnere” radio, televisione e … giornali. E sappiano scegliere con ragionevolezza, senza semplicismi e senza illusioni le linee politiche e le persone che possono costruire il bene comune. Abbiamo bisogno di un progetto politico che sappia produrre cambiamenti sulla distanza e tenendo conto del tempo che è necessario.

-MA ALLA FINE IL PAPA RICORDA CHE PER OTTENERE PACE E GIUSTIZIA DOBBIAMO RIVOLGERE FIDUCIOSI LO SGUARDO AL SIGNORE…

Credere in Dio significa aver fiducia in Lui; la fede dunque non ci offre la spiegazione di ogni cosa, ma piuttosto ci offre un punto di partenza, ci dà stabilità così da non chiuderci su noi stessi, e ci insegna ad avere fiducia nell’avvenire di cui è garante quel Dio che ci ha creati e redenti. Nella fede siamo capaci di affrontare coraggiosamente i problemi della nostra esistenza e quelli caratteristici del tempo che il Signore ci ha dato da vivere.

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