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dietro le violenze in africa… rabbia, petrolio e armi (nostre)

«La rabbia sociale alimenta fanatismo e intolleranza religiosa»
intervista a Nandino Capovilla a cura di Umberto De Giovannangeli
in “l’Unità” del 30 aprile 2012
«Sgomento e dolore per quelle vittime innocenti di un odio che non può essere spiegato solo in termini di una“guerra di religione” condotta dai musulmani contro le comunità cristiane. Sono questi i sentimenti si provano di fronte alle notizie che giungono dalla Nigeria e dal Kenya. Ma questi sentimenti non devono impedire di andare a fondo di queste tragiche vicende e non accontentarsi di facili conclusioni o di titoli senzazionalistici: è dovere di tutti cercare di capire». A parlare è don Nandino Capovilla, coordinatore nazionale di Pax Christi, organizzazione in prima fila nel dialogo e nelle iniziative per la pace e contro il riarmo. «È una vergogna – sottolinea in proposito don Capovilla – che l’Africa sia uno dei mercati più ambiti dai trafficanti di armi. Spesso queste stragi sono compiute con armi che vengono dal “civile”, democratico Occidente, che non si fa scrupolo di fare affari con i signori della guerra e i seminatori di morte».
Domenica di sangue nelle chiese cristiane in Africa. Siamo a un nuovo, tragico capitolo di una guerra di religione? «Troppo spesso ci siamo adagiati a titoli senzazionalistici che gridano dalle prime pagine: mattanza di cristiani…l’odio dei musulmani contro i fedeli in Cristo».
Cosa non le convince in questa lettura degli avvenimenti?
«La pigrizia intellettuale, la superficialità nell’analisi, l’essere prigionieri, consapevoli o meno, di un manicheismo per il quale Islam è sinonimo di intolleranza, di odio verso chiunque professi altre religioni. Mala realtà, in Africa come nel Vicino Oriente, è molto più complessa; una realtà che chiama in causa l’Occidente, la sua doppia morale».
In che senso ci chiama in causa?
«Spesso governanti senza scrupoli o regimi liberticidi cercano di coprire le proprie malefatte orientando la rabbia di masse disperate contro quello che viene indicato come il “nemico” da colpire, la fonte dei loro mali: in questo caso, i cristiani. Demonizzare i cristiani, serve a questi regimi per coprire la propria bancarotta sociale, oltre che morale. Serve, penso alla Nigeria, per oscurare il fatto che in un Paese ricco di materie prime, sia così diffusa la povertà, l’emarginazione. I cristiani sono l’agnello sacrificale contro cui scagliare una rabbia che ha poco o nulla di religioso e molto, troppo, di una devastazione sociale voluta da una ristretta élite affaristica. Ebbene, spesso, troppo spesso, questi regimi sono considerati dal democratico Occidente come il “male minore” rispetto allo spauracchio integralista, e altrettanto spesso, sono referenti per sviluppare sporchi affari, come è quello della vendita di armi a regimi che le usano per reprimere nel sangue manifestazioni di protesta o per armare quei gruppi integralisti che solo in apparenza sono anti regime. La religione è stata usata da alcune persone come strumento per obiettivi politici o economici. Non dobbiamo cadere nella trappola di chi strumentalizza la fede per fini di potere e di arricchimento. Dobbiamo avere la forza di andare contro il dolore e unire le voci dei più deboli, le prime vittime di regimi che hanno solo interesse a innalzare muri di odio».

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