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Editoriale 2: F35 – La delega non è più una virtù

di Martino Ruppi

Non è facile sapere come stanno le cose. Tanti di noi si sono spesi per sensibilizzare la pubblica indignazione verso questa folle spesa e ci farebbe piacere sapere come va a finire. Ci farebbe piacere che qualcuno, nella stanza dei bottoni, prendesse coscienza di quale ingiustizia e quale pesante fardello carica la società con l’acquisto di questi aerei da guerra e quanto questo fardello grava sulle spalle degli ignari lavoratori italiani che hanno foraggiato finora sprechi e cupidigie dei dirigenti militari.

Se tutto ciò fosse solo una questione di costo, se potesse riempire la gola degli ingordi e di chi si fa bello sulle spese altrui, sarebbe una cosa grave ma forse sopportabile. Anche se tutto ciò è difficilmente spiegabile a chi questa crisi la sta pagando anche con la propria vita e da quanti vedono asciugarsi rapidamente le proprie disponibilità economiche consumate dall’inflazione, dalla tassazione selvaggia e dalla riduzione del lavoro disponibile.

Tuttavia non siamo nati ieri e sappiamo bene a quali “operazioni” sono dedicati questi aerei. Se fossero capaci di bombardare di pane e caramelle non avremmo avuto tante obiezioni. Ma “sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove” per dirla con la sorprendente attualità di don Lorenzo Milani.

Ho fatto una ricerca e non mi sono limitato alla superficie. Non c’è dubbio che ci sia una volontà di tenere il popolo pagante nell’ignoranza. La scelta del giorno non è casuale (6 aprile, venerdì santo) ed il fatto che nei maggiori quotidiani (del sabato santo) non vi sia traccia di cosa sia successo ne fornisce la conferma che sia meglio riparare agli orecchi dei benpensanti questi dettagli poco parsimoniosi ma che faranno la felicità dei top gun nostrani.

La conferma è nelle parole tentennanti del ministro-ammiraglio decisamente molto pro-miliare ad una indiscreta domanda di un giornalista del Fatto Quotidiano in sede di conferenza stampa. La conferma c’è: saranno acquistati 90 super aerei per fare la guerra a chi ci pare. Vi suggerisco di vederla o ascoltarla nel link che trovate qui: http://video.palazzochigi.it/dipaola_20120406.asx

Questo decantato disegno di legge delega che dovrebbe portarci una moderna difesa, tuttavia, non è dato sapere cosa dica. Sul sito non ve ne si trova traccia. Non mi sorprende che il sito della campagna: http://www.disarmo.org/nof35/ non contenga nessuna notizia al riguardo, è difficilissimo conoscerla!

È anche un po’ umiliante che i nostri sforzi ed illusioni di poter cambiare le cose siano cosi frustrati da una conferenza stampa cosi breve e sapere che chi decide se ne frega di sapere quante associazioni e quanti singoli hanno firmato la petizione della campagna NOF35.

Che fare allora?

Potremmo fare finta che non sia successo niente e che la sconfitta raffreddi le nostre rabbie. Fra qualche tempo potremo tornare a decantare il nostro ruolo di profeti di giustizia. Fra qualche tempo, non ora.

Potremmo andare via dalla scena pubblica con la coda fra le gambe, consolandoci che le lobby delle armi ed i loro rappresentanti al governo siano troppo forti e non avremmo avuto nessuna speranza di muovere l’asse del potere o ridurre il costo di neppure un aereo.

Potremmo stare alla finestra e sperare che i nostri che ci governano e che non abbiamo votato ci facciano il favore di spiegarci cosa hanno intenzione di fare con i nostri soldi e dove.

Possiamo fare e soprattutto “non” fare tante cose, ma quello di cui non c’è bisogno è di sederci e lasciare fare a “loro”.

Tempo fa qualcuno che ben abbiamo conosciuto (don Tonino) ha detto: “Costruttori di pace, alzatevi in piedi!” Se vogliamo esserlo davvero ancora non possiamo più sederci e delegare chi chiede la (legge) delega per fare nascostamente gli interessi di pochi ai danni di tutti gli altri.

Martino Ruppi

Link di informazione

Consiglio dei Ministri n.22 del 06/04/2012

La difesa che cambia – Ministero della difesa

Una delega di guerra – Il Manifesto

Per la Difesa più armi meno soldati – Il Manifesto