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Giovani da ascoltare non indottrinare. La Marcia e il Convegno di fine anno 2011g

di Eleonora Gallio (per il Collettivo di Pax)

Intensa ed emozionante la 44° Marcia della Pace del 31 dicembre 2011.

Quest’anno abbiamo percorso le strade della città di Brescia, accompagnando con i nostri passi un altro anno alla sua conclusione.

E così, camminando tra le luci del Natale appena celebrato e quelle della festa dell’ultimo dell’anno che brillavano in centro città, tappa dopo tappa abbiamo ricordato eventi e persone che raccontano la storia di ieri e di oggi di Brescia e quindi dell’Italia tutta.

Ci siamo fermati nella centrale e bellissima Piazza della Loggia dove abbiamo ascoltato la registrazione audio del momento in cui è scoppiata la bomba che ha provocato la morte di 8 persone. Mentre Franco Castrezzati, sindacalista della CISL, ricordava che la nostra Costituzione vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del partito fascista e denunciava il fatto che, nonostante ciò, nella politica italiana uomini che erano stati ferventi esponenti del fascismo ricoprivano ancora cariche politiche, come quella di capi di partito, una bomba scoppiò provocando 8 morti e 102 feriti.

Terribile questa testimonianza dell’attentato terroristico e della strage provocata e commovente la distesa di fiori deposti subito dopo da ognuno di noi sotto la lapide delle vittime: al centro bianchi per le persone morte e attorno colorati per tutti coloro che non dimenticano.

Poco lontano da questo luogo, così denso di storia e sofferenza, il lungo fiume umano dei marciatori si è fermato ancora. Questa volta in un luogo nello stesso tempo centrale e degradato: il carcere di Canton Mombello. Uno dei pochi in Italia ad essere ancora presente nel centro della città e a costringere i detenuti a vivere in 8 in una cella di 14 mq. Condizioni inumane che non possono essere accettate. Mentre pregavamo davanti al carcere, dalle finestre i detenuti si affacciavano: per un po’ c’è stato un susseguirsi reciproco di saluti e auguri di Buon Anno. Poi insieme a tutti gli altri ho ripreso la marcia, un po’ pensierosa… difficile lasciare quelle mani e quelle voci alle spalle, quasi abbandonandole ad un inesorabile destino. Non resta che sperare che presto qualcuno ascolti la loro voce e che il 2012 porti maggiore giustizia e dignità per le loro condizioni di vita.

Passato e presente, quindi, si sono susseguiti in questa marcia nel cuore del contraddittorio Nord Italia. Brescia è una città ricca e industrializzata, dove purtroppo si continua ad investire moltissimo sul commercio di armi e dove i lavoratori, in particolare stranieri, vengono sfruttati, violando il loro diritto ad un lavoro regolare e dignitoso. Per questo, non abbiamo perso l’occasione di ricordare le proteste dei lavoratori saliti sulla gru e di denunciare la politica di chi continua a promuovere la produzione di armi, strumenti di morte che ci rendono responsabili delle perdite di molti civili innocenti in molti dei conflitti conclusi e attualmente in corso nel mondo.

La convinzione che ci guiderà nel corso di questo Nuovo Anno è che giustizia e pace non violenta non devono rimanere solo belle parole e si possono realizzare solo se concretamente le mettiamo in pratica nella nostra vita di tutti i giorni.

Marcia di Fine Anno [1]