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Il Collettivo dei giovani di Pax Christi alla marcia della pace di Brescia (31/12/2011)

[1]Qui di seguito pubblichiamo il documento che abbiamo preparato e letto alla Marcia della Pace di Brescia il 31/12/2011. Il documento è stato letto all’interno della Chiesa di San Faustino, che ha un significato particolare per Brescia, perché è la chiesa che sta sotto alla famosa gru dove alcuni immigrati sono saliti in segno di protesta fra il 30 ottobre e il 15 novembre 2010 per rivendicare i loro diritti e affermare la loro dignità di persone. In quell’occasione la chiesa di San Faustino è stata vicina ai manifestanti e i sacerdoti hanno aperto le porte della chiesa accogliendo quanti avevano bisogno. Ecco il testo del documento:

Come Collettivo dei Giovani di Pax Christi e come credenti siamo contenti di partecipare a questa marcia in occasione della 44° Giornata Mondiale della Pace che dà particolare rilievo ai temi del disarmo globale e di un’economia di giustizia e di pace.
Il Collettivo di Pax Christi è un gruppo di giovani provenienti da diverse città d’Italia, interessati ad approfondire tematiche politiche, sociali, economiche ed etiche alla luce dei valori cristiani. A tal fine, durante l’anno, organizziamo alcuni incontri aperti a tutti in cui testimoni, da noi invitati, ci aiutano nella nostra formazione e nella riflessione su questi temi.
Cogliamo con piacere l’occasione di riflettere insieme su ciò che siamo e su ciò che proponiamo a partire dal Messaggio del Papa “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”, che si rivolge in modo universale a tutti i giovani.
Alcune tematiche suggerite dal Papa coincidono proprio con quanto abbiamo cercato di approfondire nei nostri incontri.
Innanzitutto, il tema della speranza, spesso frainteso. Chi spera, infatti, potrebbe essere considerato un ingenuo, un sognatore, una persona che manca di concretezza. Al contrario, come dice Don Tonino Bello, noi crediamo che: “Chi spera cammina: non fugge. Si incarna nella storia, non si aliena. Costruisce il futuro, non lo attende soltanto. Ha la grinta del lottatore, non la rassegnazione di chi disarma. Cambia la storia, non la subisce. Ricerca la solidarietà con gli altri viandanti, non la gloria del navigatore solitario.” Sperare, quindi, significa agire insieme per il bene comune.
Ma per agire in modo corretto, consapevole e davvero costruttivo abbiamo bisogno di formazione e i soli testimoni che ci possono aiutare in questo cammino, come sottolinea il Papa, sono coloro che vivono per primi il cammino che propongono.
Libertà è un altro concetto su cui ci piacerebbe soffermarci. Ma che cosa significa praticare la libertà nella nostra vita quotidiana? Spesso ci capita di confrontarci con chi ci ammonisce consigliandoci di non sottostare ai dettami della religione cristiana, per vivere in modo più libero. Vorremmo che fosse chiaro che, per noi, cercare di agire secondo valori cristiani come la non-violenza, la solidarietà, la fratellanza, la collaborazione non significa obbedire in modo acritico a delle regole imposte, ma rappresenta l’unico modo per rispettare la dignità e la libertà dell’altro e per non vivere in modo egoistico.
Nel corso di quest’anno, nell’ambito degli incontri del Collettivo, abbiamo affrontato anche il tema dell’indignazione e della non-violenza. A partire dai più piccoli scontri quotidiani fino ai più sanguinosi conflitti internazionali, la reazione più istintiva dell’essere umano è quella violenta. Ma il Vangelo ci indica chiaramente la via della non-violenza per la risoluzione dei conflitti e, più in generale, come strada da percorrere in ogni occasione della nostra vita.
“Sono persuaso che il futuro appartiene alla non-violenza, alla conciliazione delle diverse culture. Nel 1947 Sartre scrive che la violenza, in qualunque forma si manifesti, è una sconfitta. Ma, dice, si tratta di una sconfitta inevitabile, perché il nostro è un universo di violenza. E se è vero che il ricorso alla violenza contro la violenza rischia di perpetuarla, è ugualmente vero che è l’unico mezzo per farla cessare. Ma io aggiungerei che la non-violenza è un mezzo più sicuro per farla cessare.” Dice Stéphane Hessel.
Noi siamo certamente d’accordo con Hessel, ma in modo ancor più radicale crediamo, secondo l’insegnamento e la testimonianza di Gesù Cristo, che la non-violenza và portata avanti non solo perché è un metodo più sicuro, ma perché è l’unica strada percorribile per porre fine alla violenza.