il vescovo Giudici in Giappone. tre ragioni per una importante visita

Da una ventina d’anni la PUM propone visite alle missioni per una formazione del clero italiano, seminaristi e sacerdoti. Dal 20 al 30 settembre due vescovi, alcuni formatori dei seminari maggiori, alcuni preti saremo ospiti delle missioni in Giappone dove lavorano i missionari saveriani e i sacerdoti del PIME. Organizzatore del programma è il P. Stefano Berton, s.x., uno dei sette animatori missionari nei seminari diocesani italiani nel programma, che passando da Pavia qualche anno fa, ci ha proposto questa esperienza speciale.

Le ragioni della visita sono tre. Anzitutto la conoscenza della la comunità cattolica giapponese; nelle sue 700 parrocchie registra una media di 10.000 battesimi all’anno, 5000 di adulti ed altrettanti di bambini. Si tratta di una Chiesa di minoranza, pur essendo una comunità molto antica, perché le sue origini sono alla fine del 1500.

Poi sarà importante l’incontro con i missionari di origine italiana che operano in quella Chiesa. Tra di loro vi è anche il nostro concittadino, P. Giancarlo Bruni, del PIME. I nostri confratelli sono partiti dalla Chiesa che è in Italia e sono stati nutriti dallo spirito missionario respirato nelle comunità ecclesiali. E’ ricco di significato, per loro e per noi incontrarli, segnalare a loro che non sono dimenticati dalle nostre comunità, e che anzi sono per noi uno stimolo alla testimonianza al Vangelo. Essi sono missionari in terre lontane, noi siamo chiamati alla missionarietà nella nostra terra di origine.

Da ultimo la nostra visita intende confrontarsi con la pratica del dialogo interreligioso; esso è evidentemente vissuto come parte integrante della vita della Chiesa del Giappone, piccola minoranza in un Paese in cui le religioni tradizionali sono lo scintoismo e il buddismo. Ci spinge a comprendere meglio questa dimensione della vita di ogni chiesa anzitutto la consapevolezza dell’insegnamento del Concilio Vaticano II che ci ha insegnato “La Chiesa Cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni (non cristiane). Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che… non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini”.(Nostra Aetate cap. 2). Ci incoraggia l’insegnamento di Giovanni Paolo II “Il dialogo è una via verso il Regno e darà sicuramente i suoi frutti, anche se tempi e momenti sono riservati al Padre” (Redemptoris Missio, 57).

Del resto anche noi pavesi sappiamo che il dialogo interreligioso ci riguarda, da quando è cambiato il contesto umano in cui viviamo; ogni giorno siamo in contatto con uomini e donne che hanno altre culture e professano altre religioni. Chiediamo la personale conoscenza del Vangelo e lo Spirito che ci faccia lieti della appartenenza alla Chiesa, e attenti e disponibili di fronte alla ricerca religiosa degli altri.

Giovanni Giudici, vescovo

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