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Sui sentieri della Speranza

È un campo “eruttivo” quello che ha vissuto il Collettivo di pax Christi a Catania: un campo che ha fatto incontrare noi giovani provenienti da tutta Italia (e non solo) con le esperienze di lotta e di impegno catanesi. Un campo che ci ha fatto conoscere il sapore della profezia attraverso gli scritti di don Tonino Bello e calcare i sentieri della Speranza di un Sud diverso…

L’antimafia e non solo

Le testimonianze del gruppo catanese di Libera, dell’associazione Città Insieme e dei ragazzi di Addio Pizzo ci inseriscono nel pieno dell’impegno anti-mafia della città etnea. Incontriamo una Catania che denuncia le connivenze delle alte sfere della politica con il potere mafioso, che protesta contro il silenzio di un’informazione strozzata dal monopolio e inaccessibile alla società civile, che si mette in gioco in prima persona organizzando ogni anno una manifestazione cittadina in ricordo delle vittime di mafia, che si ingegna creando una rete di commercianti decisi a non pagare il pizzo.

Facciamo causa comune con un Sud che fa memoria dei suoi eroi ma è allergico alla retorica delle celebrazioni ufficiali, perché non sopporta l’ipocrisia di chi prima abbandona e poi commemora. Veniamo a conoscenza delle difficoltà del contrasto alla mafia nella Sicilia orientale, dove ancora si preferisce il silenzio alla denuncia e dove la cultura sociale non ha ancora fatto quel passo in avanti registrato a Palermo dopo la stagione delle stragi e che ha significato uno scollamento “affettivo” tra mafia e società: è una Catania che ancora preferisce pensare che la mafia non esista e dove l’impegno della magistratura è ancora troppo carente. Ma non leggiamo nessuna rassegnazione negli occhi dei testimoni che incontriamo: è infatti dalla loro presa di coscienza dei problemi del territorio che è scaturita l’opportunità di organizzare l’azione di cui sono protagonisti.

 

L’impegno politico-sociale

Ma non è solo questione di legalità la lotta alla mafia. Come parlare di rispetto delle leggi a chi fatica a sbarcare il lunario, mentre la politica è sorda alle sofferenze dei più disagiati e invischiata in trame malavitose?

E questa consapevolezza ci viene suscitata da chi l’ha fatta propria da tempo: è il Gapa (Giovani Assolutamente Per Agire), un’associazione che lavora nello storico quartiere popolare di S. Cristoforo. Il Gapa si occupa di promozione sociale attraverso la cultura e la formazione, in un contesto di valorizzazione delle differenze e ricerca dell’altro. Si regge senza finanziamenti pubblici per conservare la propria indipendenza. E nel loro “Gapannone” ci vengono raccontate le storie delle madri-coraggio che resistono nella cruda durezza della quotidianità alle lusinghe della malavita, dove l’unica protezione sociale è quella del “padrino” di turno. Sentiamo di camminare davvero con la Catania sintonizzata sui passi degli ultimi e che si “sporca le mani” nella storia, perché d’altronde, direbbe don Milani, a che serve averle pulite, le mani, se si tengono in tasca?

 

La Chiesa e i migranti

E non tengono le mani in tasca neppure al centro della Caritas diocesana “la Locanda del Samaritano”. Il centro si propone di difendere i diritti dei migranti, garantendo servizi di prima necessità, fornendo assistenza legale e ponendosi, più in generale, come luogo di accoglienza e sostegno per chi si trova in situazioni di difficoltà. Qui il dialogo con il sacerdote e i laici responsabili si fa molto partecipato: tutto il fumo della propaganda leghista si dirada di fronte alle testimonianze di chi lavora concretamente al fianco degli ultimi. Veniamo informati riguardo i complessi meccanismi giuridici per il riconoscimento dello status di rifugiato, tocchiamo con mano le conseguenze delle politiche migratorie di uno Stato preda di ossessioni securitarie e dimentico dei fondamentali diritti umani.

E la critica all’impostazione populista delle politiche sull’immigrazione è rinnovata da mons. Mogavero nella teleconferenza che abbiamo con lui. Il vescovo di Mazara del Vallo (AG) ci mostra una Chiesa radicalmente differente da quella delle contorsioni linguistiche e dei silenzi diplomatici: la sua è una Chiesa di “parresia”, che condivide sulla scia del Concilio “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi” (Gaudium et Spes). Una Chiesa angosciata dalla mattanza di innocenti che si consuma da decenni nel Mediterraneo e decisa a non tacere l’egoismo dei Paesi ricchi, Italia in testa. Una Chiesa capace di scorgere i lineamenti del Signore nei volti degli oppressi. Una Chiesa non “notaia della realtà” ma “ministra dei sogni”, come direbbe don Tonino.

 

Majed e la Palestina

Sarebbe stato tuttavia un campo incompleto se ci fossimo soffermati soltanto sui problemi italiani o, al massimo, di chi viene in Italia. Ma in realtà il respiro internazionale non è mancato affatto: con noi abbiamo avuto la gioia di avere Majed, direttamente dalla Striscia di Gaza!! Majed ha condiviso con noi i giorni del campo, ci ha raccontato la situazione della sua terra martoriata, ha seminato nei nostri cuori quella Speranza che gli ha dato la forza di organizzare, sotto le bombe di “Piombo Fuso”, dei giochi per i bambini di Gaza, perché la guerra non abbia l’ultima parola.

Majed ci immerge in un mondo di tragedia e di umanità profonda, di oppressione e di solidarietà quotidiana: è l’assurdità di una terra crocifissa ma, come nessuna altra, piena di resurrezione. Una terra che attende solo la liberazione dalle catene della guerra, dell’embargo e dell’occupazione.

 

La comunità

Catania non ha esaurito ancora gli spunti per il Collettivo. Visitiamo infatti la piccola comunità “Le Tre Finestre” presente nella campagna vicina alla città. Una comunità inserita nel movimento dell’Arca che segue le orme e l’esempio di Lanza del Vasto, discepolo di Gandhi e maestro della nonviolenza.

È la declinazione interiore della nonviolenza che gli eredi di Lanza fanno propria: una nonviolenza incarnata nel rapporto pacifico con l’altro, che parla al nostro oggi di rancori e incomprensioni, una nonviolenza che prima che programma politico è progetto esistenziale. Una nonviolenza che mostra il suo lato conviviale, quando si fa passione per la danza!!

 

Il punto pace

Al termine del campo possiamo dire però che la più grande, tra le tante testimonianze che hanno arricchito il nostro bagaglio di “operatori di pace” e rintuzzato la nostra speranza di discepoli di Gesù sulle strade del mondo, non ci è giunta da una conferenza ascoltata o da un brano letto (pur nella loro bellezza), ma l’abbiamo vissuta nella ferialità (per dirla con don Tonino) dei giorni del campo: nell’affetto smisurato, nell’attenzione premurosa, nell’impegno spossante, nella fraternità profetica che il punto pace di Catania ci ha gratuitamente donato.

«Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo. » (Eb 13,2). Noi non siamo angeli, ma loro lo sono stati per noi.

 

 

Link:

www.associazionegapa.org

www.cittainsieme.it

www.addiopizzocatania.org

www.libera.it

www.liberainformazione.org

www.caritascatania.it

http://www.gazareporting.com/GAZA_REPORTING.html

http://xoomer.virgilio.it/arcadilanzadelvasto/

1 commento

  1. SP Rispondi

    Un ringraziamento a tutti.
    Un impegno per tutti.
    Un abbraccio a tutti.
    Shalom. Sergio P.

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