Una Casa per la Pace sempre più aperta al territorio

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In collaborazione con Corrado Fontana, giornalista di Valori.it

«Nel 1511, dagli eredi Del Benino, il Pratello passa a Migiotto di Bernardo de’ Bardi, al cui casato afferisce la proprietà fino al 1639 […] L’ultima proprietaria, la signora Lucia de Vigilis Mattei, vedova Sbisà, dona nel 1983 parte dell’immobile all’Opera diocesana per la preservazione della fede, con sede a Ivrea (TO), a condizione però che sia assegnata in uso al Movimento Internazionale Pax Christi». È insomma con una storia che affonda le proprie radici oltre cinquecento anni fa che ci misuriamo parlando del complesso che ora si chiama Casa per la pace. Splendida villa di epoca rinascimentale situata a Impruneta, con un giardino pensile all’italiana che si estende per 2mila metri quadri. Ma soprattutto cuore pulsante di vita sociale, spirituale e culturale nel territorio fiorentino. Amministrata da Pax Christi come punto di riferimento per seminari e workshop formativi, luogo d’incontro e d’accoglienza adatto a ospitare convegni, spettacoli e concerti nei suoi spazi estesissimi.

E c’è di più. Perché la storia antica della villa – denominata in origine “il Pratello” – nelle sue code più recenti si incrocia con quella di Banca Etica. Innanzitutto perché tra i soci fondatori della banca c’erano anche, nel 1999, Pax Christi e il suo coordinatore nazionale don Renato Sacco: «C’è un legame anche umano con Banca Etica, con le persone che le hanno dato vita e che, in qualche caso, hanno frequentato la Casa per la pace. Una connessione incarnata ad esempio da figure come quella di Nicoletta Dentico, parte del consiglio di amministrazione di Banca Etica e all’interno della redazione della rivista «Mosaico di pace». E poi c’è un incontro economico: perché il nostro movimento negli anni ha avuto bisogno di finanziamenti, e abbiamo condiviso progetti e iniziative. La prospettiva di divulgazione di una finanza davvero etica. Fino ad arrivare all’ultimo prestito di 50mila euro, che ci permette di rilanciare la Casa per la pace».

La coordinatrice della struttura, Giuliana La Spada, ha in progetto di sviluppare protocolli di intesa con le amministrazioni locali del territorio, a cominciare da quella d’Impruneta, per incrementare l’organizzazione di iniziative nella villa. E, grazie al sostegno di Banca Etica, che comprende anche un servizio di “anticipo progetti”, sta avviando alcuni lavori necessari di ristrutturazione. «La Casa per la pace è come se fosse una signora anziana che ha bisogno di tante cure e costanti. Con una cinquantina di posti letto disponibili, accoglie spesso associazioni, parrocchie, gruppi scout per campi estivi, campi di lavoro, giornate di approfondimento e formazione degli operatori. Per cui è necessario rendere il più possibile confortevole la loro permanenza. Oltre a poter ospitare in condizioni sempre migliori manifestazioni ad ampio spettro. Abbiamo già raccolto i preventivi dei lavori e stiamo ricontattando gli artigiani per avviare le attività necessarie. Ad esempio, ci sono delle vetrate molto belle ma antiche, con i vetri a piombo, che rappresentano delle fragilità e devono essere messe in sicurezza con delle vetrocamere. E intendiamo procedere all’adeguamento dei servizi igienici».

Tanti piccoli interventi per garantire rinnovato splendore e funzionalità ad un complesso di valore storico, architettonico e paesaggistico, che si estende sulle colline del Chianti, lungo la strada che, da Firenze sud, attraversa lo splendido scenario noto in tutto il mondo. Con due giardini e più di 5mila metri quadri di uliveto, gestiti dagli studenti di un istituto tecnico agrario di Lonigo (Vi), che vengono due volte l’anno a svolgere prima la potatura e la cura delle piante, poi la raccolta delle olive. Splendore all’esterno, quindi, ma non meno all’interno. Dove sono le grandi sale del piano terra, come quella da pranzo col sontuoso soffitto a cassettoni di legno. E i locali del piano superiore, da cui si può godere una visuale unica, ampia e lunga, che abbraccia il giardino e tutta la collina. Senza dimenticare la cappella, sempre aperta per gli ospiti.

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