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Quante persone dovranno morire? Attivare la forza atomica della pace

In Siria si sta scatenando la più massiccia repressione del ciclo delle rivolte arabe col tacito accordo di Iran, Turchia e Israele e nel silenzio dell’ONU, dell’Europa e dell’Italia. Una strage.
Nel Corno d’Africa si aggrava la morte per fame e malattie di milioni di persone. Uno sterminio.
In Libia dopo 4 mesi di bombardamenti (e 17.000 missioni aeree) continua “una guerra senza sbocchi” che vede l’Italia coinvolta con sette basi militari ( “l’Avvenire” 31 luglio).
L’abbiamo detto, lo ridiciamo e lo ripeteremo: è un crimine.

“Quante persone dovranno morire perchè siano troppe a morire?”. Anche noi rilanciamo la famosa domanda di Bob Dylan, precisando che la risposta può soffiare nel vento di una politica di pace che l’Italia non vuole attuare, avvolta com’è in una spirale avvilente di degrado, impegnata a difendere interessi di pochi, attiva in operazioni massicce di riarmo (lo documenta il dossier “L’economia. Le armi. L’Italia” di “Mosaico di pace” di luglio).

Il popolo dei beni comuni, che nei mesi scorsi ha dato buona prova di sé, deve alzarsi in piedi per diventare un popolo della pace e scrivere parole di vita “tra il silenzio e il tuono e difendere l’umanità così vera in ogni uomo” (Vecchioni). In occasione dell’anniversario della devastazione nucleare di Hiroshima e Nagasaki intendiamo attivarci, sulla strada di Assisi e Brescia, per risvegliare la forza atomica della pace.

Sergio Paronetto, vicepresidente di Pax Christi, ai giovani riuniti in Sicilia, presso l’Etna, perché diventino un vulcano di pace.

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