Contro il demone della guerra. La pace è possibile

L’11 ottobre scorso papa Francesco invia un messaggio ai partecipanti all’incontro interreligioso di preghiera, svoltosi a Bologna. Nella terra di Lercaro e Bettazzi papa Francesco parla del demone della guerra e della forza ingannevole delle armi. Gli artigiani della pace possono coltivare la loro passione per dimostrare nei fatti che la pace è possibile. All’incontro era presente anche l’arcivescovo di bologna Matteo Zuppi (s.p.)

 

Il titolo scelto per quest’anno, “Ponti di pace”, mentre evoca la singolare architettura dei portici che caratterizza Bologna – città di cui ho un ricordo vivo e grato per la visita compiuta lo scorso anno -, è un invito a creare connessioni che portino a incontri reali, legami che uniscano, percorsi che aiutino a superare conflitti e asprezze. Nel mondo globalizzato, dove purtroppo sembra sempre più facile scavare distanze e rintanarsi nei propri interessi, siamo chiamati a impegnarci insieme per congiungere fra loro le persone e i popoli. È urgente elaborare assieme memorie di comunione che risanino le ferite della storia, è urgente tessere trame di pacifica convivenza per l’avvenire.

Non possiamo rassegnarci al demone della guerra, alla follia del terrorismo, alla forza ingannevole delle armi che divorano la vita.

Non possiamo lasciare che l’indifferenza si impadronisca degli uomini, rendendoli complici del male, di quel male terribile che è la guerra, la cui crudeltà è pagata soprattutto dai più poveri e dai più deboli.

Non possiamo sottrarci alla nostra responsabilità di credenti, chiamati, a maggior ragione nell’odierno villaggio globale, ad avere a cuore il bene di tutti e a non accontentarsi del proprio stare in pace. Le religioni, se non perseguono vie di pace, smentiscono se stesse. Esse non possono che costruire ponti, in nome di Colui che non si stanca di congiungere il Cielo e la terra. Le nostre differenze non devono perciò metterci gli uni contro gli altri: il cuore di chi veramente crede esorta ad aprire, sempre e ovunque, vie di comunione.

Ad Assisi, due anni fa, in occasione del 30º anniversario del primo incontro nella città di san Francesco, sottolineai la nostra responsabilità di credenti nell’edificare un mondo in pace. Come a volermi unire ancora a tutti voi, vorrei far riecheggiare alcune parole di allora: “Noi, qui, insieme e in pace, crediamo e speriamo in un mondo fraterno. Desideriamo che uomini e donne di religioni differenti, ovunque si riuniscano e creino concordia, specie dove ci sono conflitti. Il nostro futuro è vivere insieme. Per questo siamo chiamati a liberarci dai pesanti fardelli della diffidenza, dei fondamentalismi e dell’odio. I credenti siano artigiani di pace nell’invocazione a Dio e nell’azione per l’uomo! E noi, come Capi religiosi, siamo tenuti a essere solidi ponti di dialogo, mediatori creativi di pace. Ci rivolgiamo anche a chi ha la responsabilità più alta nel servizio dei Popoli, ai Leader delle Nazioni, perché non si stanchino di cercare e promuovere vie di pace, guardando al di là degli interessi di parte e del momento: non rimangano inascoltati l’appello di Dio alle coscienze, il grido di pace dei poveri e le buone attese delle giovani generazioni!”.

Vorrei invitarvi proprio a coinvolgere, in maniera audace, i giovani, perché crescano alla scuola della pace e diventino costruttori ed educatori di pace. In questi giorni la Chiesa Cattolica si interroga in modo particolare sulle giovani generazioni. Il mondo che abitano appare spesso ostile al loro futuro e violento con chi è debole: molti non hanno ancora visto la pace e tanti non sanno che cosa sia una vita dignitosa. Come credenti, non possiamo che avvertire l’urgenza di cogliere il forte grido di pace che si leva dai loro cuori e di costruire insieme quel futuro che a loro appartiene. Perciò è necessario costruire ponti tra le generazioni, ponti sui quali camminare mano nella mano e ascoltarci.

Durante la Giornata Mondiale della Gioventù del 2016, ai giovani radunati a Cracovia, dissi: “La vita di oggi ci dice che è molto facile fissare l’attenzione su quello che ci divide, su quello che ci separa. Vorrebbero farci credere che chiuderci è il miglior modo di proteggerci da ciò che ci fa male. […] Abbiate il coraggio di insegnare a noi che è più facile costruire ponti che innalzare muri! Abbiamo bisogno di imparare questo. […] Che siate voi i nostri accusatori, se noi scegliamo la via dei muri, la via dell’inimicizia, la via della guerra”. La passione per la pace rende tutti più giovani dove realmente conta: nel cuore. Oggi, stringendovi gli uni accanto agli altri, uomini e donne di credo e generazioni diversi, mostrate che, con l’aiuto di Dio, costruire insieme la pace è possibile. È la strada da percorrere. Vi ringrazio e vi auguro buon cammino, per il bene di tutti.

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