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Sognare con gli occhi aperti e con i piedi per terra: Facciamo parte di una storia d’amore

Care amiche e cari amici,

il Congresso di Sacrofano si è concluso con l’auspicio del profeta Geremia di coltivare “pensieri di pace non di sventura” (29,11). Il panorama nazionale e internazionale è carico di tragedie e di ferite. Il movimento per la pace è frantumato e disperso, in piena crisi di credibilità. Il papa nonviolento, che in giugno andrà sulle tombe di Primo Mazzolari e Lorenzo Milani, è contrastato da avversari potenti o è ignorato da chi si dichiara “amico” proprio nei punti chiave del suo pontificato (disarmo, nonviolenza, giustizia, accoglienza, amore ai poveri, cura del creato).

Abbiamo davanti problemi giganteschi ma, guidati dallo Spirito, abbiamo deciso di sviluppare la nostra capacità di seminare e coltivare semi di pace. Di sognare con gli occhi aperti e con i piedi per terra.

Avendo concluso il mio secondo mandato nel Consiglio Nazionale, che mi ha dato per due volte l’incarico di vicepresidente, sento il bisogno di ringraziare tutti coloro che mi hanno sopportato e accompagnato a partire dai due presidenti Giovanni (Giudici e Ricchiuti) e dai due coordinatori (Nandino Capovilla e Renato Sacco). Invio loro, a tutto il CN e ai lettori di “Verba Volant” il mio affettuoso saluto ricordando il caro Diego Bona che ci ha lasciato proprio il giorno prima del nostro congresso.

Esprimo a modo mio alcune indicazioni sulla base della mia esperienza (che continua, ovviamente).

  1. Abbiamo fatto tante proposte e sollevato molte questioni. Secondo me, il problema non è quello di sommarle ma di selezionare le priorità e di precisare i percorsi dichiarando la propria disponibilità. Corriamo il rischio della dispersione o del dilettantismo. Di non essere all’altezza (ed alla concretezza) di papa Francesco. Facciamo fatica a capirela novità del suo messaggio di nonviolenza e della stagione ecclesiale e mondiale in cui siamo immersi e di cui siano corresponsabili. Penso che siamo chiamati a una rinascita, a riaprire la storia della pace, a risvegliare la perenne novità del Vangelo, lo stupore del primo amore, la freschezza del carisma. Abbiamo bisogno di diventare operatori e operatrici di pace autorevoli, costanti e pazienti. Ognuno di noi, come può, è chiamato a operare in prima persona, a costruire il movimento risvegliando energie. Pax Christi è fatta di ciascuno di noi, dei nostri incontri, della nostra itineranza.
  2. Per migliorare il nostro stare assieme possiamo richiamarci a tre criteri:

– la Parola di Dio, in particolare gli Atti degli apostoli sulla vita in comune e S. Paolo (Rom 12, 10-14): “amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno,gareggiate nello stimarvi a vicenda… Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli”;

– Tonino Bello e le sue riflessioni sulla Convivialità delle differenze (la meridiana) dove ci invita a “esorcizzare la sindrome della scomunica, il complesso della squalifica, il tarlo del discredito reciproco” (1983);

– L’educazione alla pace come educazione ai conflitti (nostri e mondiali) davanti ai quali siamo tutti inadeguati, secondo l’invito di papa Francesco (Evangelii gaudium 226-228).

  1. In tutte le nostre iniziative, secondo me occorre sviluppare la spiritualità della gioia, cioè la dimensione contemplativa, la preghiera di abbandono e di lode, lo spirito di gratuità. Per essere “cirenei della gioia”, abbiamo bisogno di pregare assieme e di respirare col mondo. Apparteniamo gli uni agli altri, facciamo parte di una storia d’amore.

Il Signore ci benedica e ci custodisca, ci mostri il suo volto, volga a noi il suo sguardo e ci dia pace. Un augurio di buon cammino.

Sergio Paronetto

 

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