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Custodire la pace e farla ogni giorno

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In due giorni vicini il papa è tornato con passione poetica e determinazione razionale sul tema delle guerre in atto e del commercio delle armi. Il primo intervento è stato a Santa Marta del 16 febbraio. Il secondo all’Università di Roma Tre il 17 febbraio (s. p.).
Vi domanderò conto del sangue versato
Noi “siamo custodi dei fratelli e quando c’è versamento di sangue c’è peccato e Dio ci domanderà conto”: “Oggi nel mondo c’è versamento di sangue. Oggi il mondo è in guerra. Tanti fratelli e sorelle muoiono, anche innocenti, perché i grandi, i potenti, vogliono un pezzo più di terra, vogliono un po’ più di potere o vogliono fare un po’ più di guadagno col traffico delle armi. E la Parola del Signore è chiara: ‘Del sangue vostro, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto a ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello’…La guerra incomincia nel cuore dell’uomo, incomincia a casa, nelle famiglie, fra amici e poi va oltre, a tutto il mondo. Cosa faccio io “quando sento che viene nel mio cuore qualcosa” che vuole “distruggere la pace?”…
Oggi tanta gente muore e quel seme di guerra che fa l’invidia, la gelosia, la cupidigia nel mio cuore, è lo stesso – cresciuto, fatto albero – della bomba che cade su un ospedale, su una scuola e uccide i bambini. E’ lo stesso. La dichiarazione di guerra incomincia qui, in ognuno di noi. Per questo la domanda ‘Come custodisco io la pace nel mio cuore, nel mio intimo, nella mia famiglia?’. Custodire la pace, non solo custodire: farla con le mani, artigianalmente, tutti i giorni. E così riusciremo a farla nel mondo intero”.
Il sangue di Cristo è quello che fa la pace ma non quel sangue che io faccio col mio fratello” o “che fanno i trafficanti delle armi o i potenti della terra nelle grandi guerre”. “Che il Signore ci dia la grazia di poter dire: ‘E’ finita la guerra’ e piangendo. ‘E’ finita la guerra nel mio cuore, è finita la guerra nella mia famiglia, è finita la guerra nel mio quartiere, è finita la guerra nel posto di lavoro, è finita la guerra nel mondo’. Così ci sarà più forte la colomba, l’arcobaleno e l’alleanza”.
La scandalosa contraddizione
La nostra società è ricca di bene, di azioni di solidarietà e di amore nei confronti del prossimo: tante persone e tanti giovani, sicuramente anche tra di voi, sono impegnati nel volontariato e in attività al servizio dei più bisognosi. E questo è uno dei valori più grandi di cui essere grati e orgogliosi. Però, se ci guardiamo attorno, vediamo che nel mondo ci sono tanti, troppi segni di inimicizia e di violenza. Come ha giustamente osservato Giulia, sono presenti molteplici segnali di unagire violento.
La Giornata mondiale della pace di questanno propone proprio la nonviolenza come stile di vita e di azione politica. In effetti, stiamo vivendo una guerra mondiale a pezzi: ci sono conflitti in molte regioni del pianeta, che minacciano il futuro di intere generazioni. Come mai la comunità internazionale, con le sue organizzazioni, non riesce a impedire o a fermare tutto questo? Gli interessi economici e strategici hanno più peso del comune interesse alla pace? Sicuramente queste sono domande che trovano spazio nelle aule delle università, e risuonano prima di tutto nelle nostre coscienze. Ecco: luniversità è un luogo privilegiato in cui si formano le coscienze, in un serrato confronto tra le esigenze del bene, del vero e del bello, e la realtà con le sue contraddizioni. Un esempio concreto? Lindustria delle armi. Da decenni si parla di disarmo, si sono attuati anche processi importanti in tal senso, ma purtroppo, oggi, malgrado tutti i discorsi e gli impegni, molti Paesi stanno aumentando le spese per gli armamenti. E questa, in un mondo che lotta ancora contro la fame e le malattie, è una scandalosa contraddizione.

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