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Papa Francesco ai cappellani militari

papa-francesco-udienza-generaleCosì il papa si rivolge ai cappellani militari in occasione del corso di formazione al “diritto internazionale umanitario”, promosso dal pontificio Consiglio Giustizia e Pace il 26 ottobre scorso. Su questa strada operiamo da tempo. Per questo abbiamo presentato al Convegno ecclesiale di Firenze (9-13 novembre) la proposta di uscire dal sistema dei cappellani militari. Solo una Chiesa disarmata potrà essere disarmante, “Cappellani sì, militari no”, diceva Tonino Bello. (s.p.)
“Siete giunti da diversi Paesi per riflettere insieme su alcune delle sfide attuali del diritto internazionale umanitario, relative alla protezione della dignità umana durante i conflitti armati non internazionali e i cosiddetti “nuovi” conflitti armati. Si tratta, purtroppo, di un tema di grande attualità, specialmente se pensiamo all’intensificarsi della violenza e al moltiplicarsi dei teatri di guerra in diverse aree del mondo, come l’Africa, l’Europa ed il Medio Oriente.
…La guerra, infatti, sfigura i legami tra fratelli, tra nazioni; sfigura anche coloro che sono testimoni di tali atrocità. Molti militari rientrano dopo le operazioni di guerra o dalle missioni per il ristabilimento della pace con vere e proprie ferite interiori. La guerra può lasciare in loro un segno indelebile. La guerra, in realtà, lascia sempre un segno indelebile. Ho sentito in questo tempo i racconti di tanti vescovi, che ricevono in diocesi i soldati che sono partiti per fare la guerra: come tornano, con queste ferite….
Il diritto umanitario si propone di salvaguardare i principi essenziali di umanità in un contesto, quello della guerra, che è in sé stesso disumanizzante. Esso è volto a proteggere coloro che non partecipano al conflitto, come la popolazione civile o il personale sanitario e religioso, e coloro che non vi partecipano più attivamente, come i feriti e i prigionieri. Al tempo stesso, tale diritto tende a bandire le armi che infliggono sofferenze atroci quanto inutili ai combattenti, nonché danni particolarmente gravi all’ambiente naturale e culturale. Per poter espletare queste sue finalità di umanizzazione degli effetti dei conflitti armati, il diritto umanitario merita di essere diffuso e promosso tra tutti i militari e le forze armate, incluse quelle non statali, come pure tra il personale di sicurezza e di polizia. Inoltre, esso necessita di essere ulteriormente sviluppato, per far fronte alla nuova realtà della guerra, che oggi, purtroppo, «dispone di strumenti sempre più micidiali» (Enc.Laudato si’, 104). Mi auguro che i momenti di discussione previsti all’interno del Corso possano contribuire alla ricerca coraggiosa di nuove vie in questa direzione.
Tuttavia, come cristiani, restiamo profondamente convinti che lo scopo ultimo, il più degno della persona e della comunità umana, è l’abolizione della guerra. Perciò dobbiamo sempre impegnarci a costruire ponti che uniscono e non muri che separano; dobbiamo sempre aiutare a cercare uno spiraglio per la mediazione e la riconciliazione; non dobbiamo mai cedere alla tentazione di considerare l’altro solamente come un nemico da distruggere, ma piuttosto come una persona, dotata di intrinseca dignità, creata da Dio a sua immagine (cfr Esort. ap.Evangelii gaudium 274). Anche nel mezzo della lacerazione della guerra, non dobbiamo mai stancarci di ricordare che «ciascuno è immensamente sacro» (ibid.)”….
Voglio assicurarvi la mia vicinanza nella preghiera e vi accompagno con la mia Benedizione, che imparto ribadendo anche a voi cappellani la necessità della preghiera. I cappellani devono pregare. Senza preghiera non si può fare tutto quello che l’umanità, la Chiesa e Dio ci chiede in questo momento. Domandatelo ai vostri cappellani, domandatevi voi stessi: quanto tempo al giorno do alla preghiera? La risposta farà bene a tutti…

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