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Strage in Yemen: l’ISIS colpisce le moschee Houthi

cartina dello Yemen

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Due kamikaze si sono fatti saltare in aria in due moschee della capitale: almeno 137 i morti. Lo Stato Islamico rivendica l’attacco, stravolgendo sia le sorti della guerra civile in corso che la presenza di al Qaeda.

Un massacro: è salito a 137 il bilancio dei morti del duplice attacco suicida che ha colpito oggi a mezzogiorno, durante la preghiera del venerdì, due moschee nella capitale Sana’a, le moschee Badr e al-Hashoosh. Un bilancio che continua a salire, con testimoni che raccontano di tappeti intrisi di sangue e pezzi di corpi sparsi a terra. Se inizialmente nessun gruppo aveva rivendicato l’attacco e fonti interne parlavano di nuovo di al Qaeda, poco fa è giunta la dichiarazione dell’Isis: account Twitter riconducibili agli uomini del califfato hanno attribuito la responsabilità della carneficina allo Stato Islamico.

Tra i morti anche un noto imam Houthi, al-Murtada bin Zayn al-Mahatwari. «Teste, gambe, braccia erano sparsi per terra – dicono i presenti – Il fiume scorre come un fiume». Per ora la Casa Bianca ha fatto sapere che non esistono prove che si tratti di un’operazione gestita dall’Isis, di cui non si conosce la reale presenza nel paese. Si tratta solo di propaganda, ha detto il portavoce Earnest. Ma Al Qaeda si è già distanziata dall’attacco e su Twitter il califfato ha fatto girare un comunicato nel quale promette che l’azione sarà solo la prima “di un’inondazione”.

Un attacco che colpisce due moschee utilizzate per lo più da sostenitori e membri del movimento ribelle sciita degli Houthi, che da settembre hanno preso con la forza il controllo della capitale e da due mesi hanno cacciato il governo ufficiale del presidente Hadi. I kamikaze sono entrati nelle due moschee e si sono fatti saltare in aria. Un atto simbolico, oltre che dirompente perché si va a colpire il potere ufficioso, il secondo governo del paese, ormai diviso a metà: il presidente Hadi è fuggito ad Aden un mese fa, scappando agli arresti domiciliari, con il sostegno dell’Arabia Saudita, da decenni burattinaio delle vicende yemenite.

E gli Houthi che non hanno mai nascosto l’intenzione di mettere un freno all’ingerenza saudita, appoggiandosi all’alleato iraniano, hanno risposto giovedì bombardando con aerei da guerra il palazzo presidenziale dove Hadi si era rifugiato, ad Aden, “capitale” provvisoria del suo governo.

L’avanzata dell’Isis nel paese più povero del Golfo potrebbe avere un effetto dirompente sia sugli equilibri interni, ormai esplosi in una vera a propria guerra civile, sia sulla presenza del più forte braccio di Al Qaeda, quello attivo in Yemen.

Roma, 20 marzo 2015, Nena News –

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